L’ecografia 1° Trimestre può essere effettuata con sonda transaddominale con un piccolo riempimento vescicale o con sonda transvaginale a vescica completamente vuota. L’esame si esegue preferibilmente tra la 6° e la 12° settimana di gravidanza, in questo è importante fare almeno due controlli ecografici: uno nel primo trimestre precoce, tra la 6° e la 9° settimana, e l’altro più tardi tra la 10° e la 12° settimana. La prima ecografia ha la finalità di valutare la sede della gravidanza (extra o intrauterina), il numero di embrioni (gravidanza singola o gemellare), il battito cardiaco embrionale e l’eventuale presenza di anomalie uterine o annessiali che potrebbero complicare la gravidanza. Inoltre con la prima ecografia è possibile datare la gravidanza in base al CRL fetale (lunghezza cranio-caudale) in quanto questo se misurato tra 7 e 11 settimane ha un’accuratezza sulla datazione di +/- 3-4 giorni nel 95% dei casi. Ricordiamo che va eseguita una datazione soltanto se la discrepanza tra età ecografica ed età anamnestica è uguale o superiore a 7 giorni. Allo stesso scopo dopo la 12° settimana può essere valutato il DBP o diametro bi-parietale che come il CRL ha un’accuratezza di +/- 3-4 giorni nel 95% dei casi fino alla 16° settimana. Nell’ecografia successiva, quando l’embriogenesi è ormai completata, è possibile affrontare un iniziale studio dell’anatomia fetale : è importante allora osservare il cranio, linea mediana e i plessi corioidei, il profilo fetale e l’osso nasale, lo stomaco, la vescica, l’emergenza del cordone, l’addome fetale e i quattro arti. In queste settimane, inoltre, è possibile eseguire lo screening ecografico per patologie cromosomiche con la misurazione della Translucenza nucale e il BI-TEST . Il BI TEST è un test di screening non invasivo che è in grado di fornirci indicazioni utili sull’eventuale rischio di patologie cromosomiche nel feto; in particolare il BI TEST ci aiuta ad individuare le due più frequenti alterazioni cromosomiche responsabili di ritardo mentale e altri difetti congeniti come la Trisomia 21 o Sindrome di Down e la Trisomia 18. Il periodo ottimale per eseguire il BI TEST è quello tra l’11° e la 14° settimana di gravidanza quando il CRL fetale (lunghezza vertice-sacro) è compreso tra 45 e 84 mm; l’esame viene eseguito attraverso un semplice prelievo di sangue ed un controllo ecografico effettuato dal ginecologo. Dal prelievo ematico si otterrà il dosaggio di due markers biochimici presenti nel siero materno : la frazione libera della beta-gonadotropina corionica (free beta-HCG) e la proteina plasmatica-A associata alla gravidanza (PAPP-A); nello stesso tempo verrà misurata ecograficamente la TRANSLUCENZA NUCALE: in sostanza si tratta di misurare il piccolo spessore nel sottocutaneo del bambino, al livello della nuca fetale. Generalmente i bambini affetti da una patologia cromosomica presentano uno spessore più elevato della media. Per effettuare correttamente l’esame, e ridurre al minimo ogni margine di errore, questo spessore verrà misurato più volte, quando il feto è in posizione neutrale, e verrà presa in considerazione la misurazione maggiore tra quelle annotate. La valutazione finale del rischio specifico di Sindrome Down e Trisomia 18 dipenderà dall’analisi combinata di più fattori, elaborata grazie a un software: i parametri presi in considerazione oltre ai dati anamnestici come l’età materna, il peso e il fumo sono il dosaggio dei due markers sierici e la misurazione della translucenza nucale. Il risultato è un indice di rischio che viene espresso sotto forma di una percentuale o frazione: quando questo valore è inferiore ad un valore soglia solitamente stabilita di 1:250 l’esame è considerato negativo altrimenti se il rischio è uguale o superiore al valore soglia l’esame è considerato positivo. L’esito positivo dell’esame non dimostra che il feto è malato, ma che il rischio che lo possa essere è più elevato, può essere in questo caso opportuno valutare insieme al ginecologo curante l’opportunità di sottoporsi ad un esame diagnostico invasivo come l’amniocentesi o la villocentesi per confermare o escludere tale possibilità.
La sensibilità del test e dunque la sua attendibilità è stimata intorno al 95%, quindi molto alta : in pratica il margine di errore, ovvero la possibilità di avere un falso negativo o una mancata diagnosi di patologia cromosomica, si aggira intorno al 5 per cento. Considerando l’elevata affidabilità, l’accuratezza e la mancanza di rischi per la madre e per il feto il BI TEST è consigliato a tutte le donne nel primo trimestre di gravidanza che desiderano una valutazione del rischio personalizzata e assolutamente non invasiVa. La Translucenza nucale si è dimostrata valida non solo nell’individuazione dei feti a rischio per patologia cromosomica, ma anche per la rilevazione di feti con rischio aumentato di anomalie cardiache. Per questo motivo nei feti con translucenza nucale aumentata, ma in assenza di alterazioni cromosomiche, è consigliabile eseguire una ecocardiografia fetale per la rilevazione precoce di anomalie cardiache già a partire della 18° settimana.

ECOGRAFIA MORFOLOGICA
L’ecografia del 2° Trimestre (detta anche morfologica o strutturale) ha come fine la valutazione dell’anatomia fetale ed è destinata ad escludere o accertare la presenza di malformazioni. Non ha alcuna controindicazione dal momento che non vengono utilizzate radiazioni. Si esegue per via transaddominale tra la 20° e la 22° settimana di gravidanza, periodo in cui il feto è nelle migliori condizioni per essere studiato, in quanto il rapporto tra dimensioni del bambino e liquido amniotico è ottimale. L’ecografia morfologica prevede, oltre allo studio della morfologia fetale, anche la valutazione della biometria del feto, ossia del suo accrescimento, dell’impianto e della sede della placenta e del quantitativo di liquido amniotico. Oggi l’ecografia è considerata il metodo diagnostico più sicuro ed efficace per la valutazione del bambino, seppur con qualche limite. Certamente il risultato dell’ecografia dipende da alcuni fattori: oltre alla capacità e all’esperienza dell’operatore che effettua l’esame, molto dipende dal macchinario utilizzato, dal tempo dedicato all’effettuazione dell’esame, dalla posizione del feto e infine dalle condizioni materne. È importante sottolineare che, mentre la posizione fetale rappresenta un limite superabile poiché si può ripetere l’ecografia in un secondo momento, l’obesità della mamma è un limite oggettivo e permanente che potrebbe ridurre l’accuratezza dell’esame e interferire con una corretta diagnosi. La capacità diagnostica dell’ecografia morfologica non è mai al 100%. Un esame morfologico eseguito correttamente e nelle migliori condizioni è in grado di individuare in media circa il 70% delle principali malformazioni.
L’ECOGRAFIA 3D4 4D
L’ecografia eseguita con la metodica 3D non è di per sé utile ad incrementare l’accuratezza dell’esame. Le eventuali malformazioni devono essere individuate prima con l’ecografia standard bidimensionale ed eventualmente può essere utilizzata l’ecografia 3D per chiarire il sospetto. La morfologica 3D non è oggi l’esame di scelta per individuare le anomalie morfologiche né tanto meno quelle cromosomiche come la sindrome di Down L’ecografia 3D o tridimensionale permette la visualizzazione del feto in 3 dimensioni, mostrando un volume e non solo un piano di sezione come avviene per la tradizionale ecografia bidimensionale.Questa metodica si basa sulla ricostruzione ed elaborazione computerizzata delle normali immagini ecografiche bidimensionali, che sfruttando il cosiddetto processo di “rendering” permette di ottenere l’immagine tridimensionale del feto molto simile all’originale.
L’ecografia 4D, consente di visualizzare l’immagine tridimensionale in movimento, cioè in tempo reale; la quarta dimensione infatti è rappresentata dal tempo. Si vedrà quindi in diretta il feto che muove le mani, che muove la labbra o si succhia il dito. In realtà da un punto di vista strettamente diagnostico non c’è una grande differenza tra le ecografie tridimensionali (3D e 4D) e quella tradizionale o bidimensionale. Però il rapporto tra la madre e il bambino, secondo alcuni studi, sembra positivamente influenzato. Vedere in bambino in tridimensionale e addirittura muoversi è un emozione forte, che incrementa il legame affettivo e in alcuni casi può indurre la mamma a cambiare stile di vita, a migliorare la propria alimentazione, ad evitare attività dannose come il fumo o l’uso di alcool. Attualmente la valutazione del feto viene effettuata sulla base dell’ecografia bidimensionale, mentre la metodica 3D e 4D è solo un complemento all’esame. Ma in alcuni casi può rivelarsi uno strumento più completo non solo dal punto di vista affettivo, ma anche dal punto di vista diagnostico. Per esempio offre la possibilità di visualizzare alcune malformazioni come la labiopalatoschisi (o labbro leporino) in modo più facilmente comprensibile per i genitori, aiutando così il medico nella spiegazione del difetto alla coppia. Altri casi in cui l’ecografia tridimensionale si è mostrata utile sono ad esempio le malformazioni degli arti, come il piede torto congenito. Alcune funzioni dell’ecografia volumetrica, utilizzate oggi solo a scopo di studio, entreranno probabilmente nell’arco di pochi anni nella pratica clinica. Infatti, l’ecografia tridimensionale permette di acquisire sezioni che non sono visibili con l’ecografia tradizionale o che richiederebbero particolare tempo ed abilità da parte dell’operatore. Ad esempio, con l’ecografia tridimensionale è possibile evidenziare strutture che sono difficilmente visualizzabili dall’ecografia tradizionale, quali il corpo calloso ed il verme del cervelletto (strutture dell’encefalo di grande valore diagnostico), o le suture e le fontanelle del cranio (nei casi di patologie di ossificazione precoce della scatola cranica)..
ECOGRAFIA 3 TRIMESTRE
L’ecografia ostetrica del 3° trimestre si esegue preferibilmente tra la 28° e la 32° settimana di gravidanza, ha come fine quello di valutare la crescita fetale, la quantità di liquido amniotico e l’inserzione placentare. Attraverso questo esame si possono valutare anche altri aspetti legati alla salute del bambino: per esempio malformazioni ad insorgenza tardiva come malformazioni a carico delle vie urinarie, dell’apparato digerente e alcune malformazioni del sistema nervoso centrale. Si può valutare ,inoltre, la posizione del bambino nell’utero materno, che sarà utile all’ostetrica e al ginecologo al momento del parto.La biometria del terzo trimestre non deve mai essere utilizzata per datare la gravidanza. L’età gestazionale si definisce prima, sulla base dell’ecografie del primo trimestre. Si può invece calcolare l’andamento della crescita del bambino e il suo peso. Questi “valori biometrici” devono essere raffrontati con i valori di riferimento della settimana di gestazione. La stima del peso, basata sulle misure delle variabili biometriche, ha un margine di errore di +/- il 10%. L’esame si esegue sempre per via transaddominale, il ricorso alla sonda vaginale può essere necessario per tutti i casi in cui si vuole misurare la lunghezza del canale cervicale (per lo screening di parto pretermine) e valutare il rapporto fra margine inferiore della placenta e orifizio uterino interno (per la diagnosi di placenta previa cioè bassa). La flussimetria è un esame che ci permette di valutare la quantità di sangue che arriva al bambino attraverso la placenta. Non è sempre necessario eseguirlo, infatti non fa parte degli esami di routine del terzo trimestre ma è consigliato in caso di feto piccolo per l’età gestazionale per monitorare il benessere fetale e stabilire il momento più opportuno per farlo nascere.